Gli Asteroidi nel sistema solare – II

 

L’origine degli Asteroidi

 

Questi effetti di Giove, esercitati forse per bilioni di anni, hanno praticamente alterato la distribuzione dei pianeti minori ed il loro moto. Ecco perché le loro orbite non si intersecano in nessun punto, come invece avverrebbe se questi oggetti fossero frammenti di una recente catastrofe planetaria.
C’è però qualche prova di un’esplosione relativamente recente. C’è un piccolo numero di pianeti minori con elementi orbitali tanto simili da renderli quasi totalmente indistinguibili l’uno dall’altro; tale somiglianza non dovrebbe essere frutto d’un semplice caso. Sorge piuttosto il sospetto che il processo di frammentazione possa essere cominciato molto tempo fa, ed i frammenti più grandi possono essersi disgregati in frammenti più piccoli in tempi relativamente più recenti.

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Questa teoria è supportata dal lavoro dell’astronomo giapponese K. Hirayama, che ha scoperto “famiglie di pianeti”, cioè gruppi di astri le cui orbite non sono simili ma che nondimeno hanno delle similarità di moto che devono essere state molto più cospicue qualche milione d’anni fa.
Un altro astronomo di Yale, D. Brouwer, ha eseguito ricerche che non solo confermano il lavoro di Hirayama ma hanno addirittura aumentato il numero degli astri che appartengono alle famiglie di Hirayama e lo hanno portato anche a scoprire molti altri gruppi.

I risultati di queste ricerche portano a credere che gli Asteroidi siano frutto della collisione e della relativa frammentazione di due o tre astri maggiori, e le forme irregolari di molti Asteroidi tendono a confortare questa ipotesi. Si pensa che anche una rotazione molto rapida di un Asteroide (meno di tre ore e mezza) avrebbe come conseguenza il suo aumentare di volume.

Un astronomo molto noto, G. Kuiper, direttore del Laboratorio Planetario Lunare dell’Università dell’Arizona, crede che non ci si sia mai stato un solo pianeta maggiore nella posizione 2,8 au. Egli è dell’idea che quando dal materiale nebulare esistente si formarono i pianeti, il più grande – Giove – impedì la formazione di un pianeta abbastanza grande nelle sue immediate vicinanze.
Kuiper sostiene che, in assenza di Giove, la densità della nebulosa in questa posizione avrebbe consentito la formazione di un altro pianeta simile alla Terra. In realtà si sarebbero formati diversi piccoli pianeti ed una quantità di cinque o più non sarebbe irragionevole. I più grandi tra i pianeti minori, come Cerere, vengono identificati con questi piccoli originari “protopianeti”.

Un’altra interessante ipotesi è quella che concerne lo studio della rotazione veloce degli Asteroidi, avanzata nel 1958 da Eugene R. Rabe dell’Osservatorio di Cincinnati Una volta accettato il concetto-base di crescita per concrezione, i risultati dei suoi studi indicarono che un secondario processo di concrezione dinamica o “macro” – capace d’indurre alla formazione di astri di maggiori dimensioni ed a rotazione veloce – sarebbe stato inevitabile durante il primo periodo della creazione degli Asteroidi.

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Due condensazioni originarie orbitanti in prossimità avrebbero finito per combinarsi, dando luogo ad un astro maggiore e con rotazione più veloce di forma oblunga.
Quest’ipotesi è confermata dalla presenza ricorrente di molti Asteroidi di questa forma.

Io penso, pertanto, che quella degli Asteroidi come resti di un’esplosione planetaria, sia l’assunzione più facile ma che sia valida anche l’ipotesi che siano risultanti da un processo di formazione o crescita.

Le caratteristiche fisiche d’interesse analitico sono le variazioni di luminosità, il movimento rotatorio, la forma ed i fattori ottici.

Le variazioni di luminosità nei pianeti minori implica il movimento rotatorio di questi astri, laddove la questione della forma dimostra d’essere responsabile dei cambiamenti di luce. Si notò poi che il “sigaro” (di forma ellissoide) e il “bollitore” (forma cilindrica dagli spigoli arrotondati) sono verosimilmente le forme di quei pianeti minori più soggetti ai cambiamenti di luce.

La rotazione è prodotta dall’asse minore degli Asteroidi ellissoidali, a velocità variabile.

Gli Asteroidi hanno una gamma straordinaria di gradazioni di colore. Vesta, con la sua tinta giallognola, è la più luminosa. Cerere, Pallade e Giunone sono di forma sferoidale, ma la luminosità di Vesta induce a supporre una certa irregolarità di forma. Vesta è stata descritta da H. Haupt come astro asimmetrico o maculato che ruota su un asse in precessione. Nella maggior parte dei casi, le variazioni di luminosità non dimostrano alcuna particolare influenza che possa essere attribuita a caratteristiche chiare o scure sulla superficie attuale degli Asteroidi.
Con un buon binocolo ed in condizioni atmosferiche ottimali, si possono osservare gli Asteroidi fino a magnitudine 10. Dei primi quattro Asteroidi, G. Roth ha stabilito la magnitudine come segue:

Cerere 7.4
Pallade 8.0
Giunone 8.7
Vesta 6.5.

Naturalmente gli astri minori non hanno possibilità di trattenere un’atmosfera, né hanno abbastanza gravità per modellarsi in forma sferica.

Gli Asteroidi nel sistema solare – I

 

 

Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno sono i pianeti tradizionali. Fino al 1781 – anno della scoperta di Urano – si pensava che questi cinque pianeti, insieme al Sole ed alla Luna, rappresentassero il sistema solare al completo.
Tuttavia non tutti la pensavano a questo modo, poiché esistevano già allora alcuni astronomi intuitivi che sospettavano che esistessero altri corpi celesti all’interno del sistema solare: il vuoto tra le distanze di alcuni astri soprattutto tra Marte e Giove, dava da pensare.

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Già dal 1596 l’allora giovane Giovanni Keplero (1571-1630) aveva pubblicato a Tuebingen un suo studio intitolato Mistero Cosmografico, nel quale figurava un’affermazione significativa: “Inter Jovem et Martem interposui planetam”, Tra Marte e Giove doveva esserci un pianeta.

Nel suo “Sistema dei Pianeti Minori”, Guenter D. Roth racconta di Johann David Titius (1729 – 1796), che nel 1751 pubblicò uno studio dettagliato sulle relazioni tra le distanze dei pianeti dal Sole. Titius faceva notare, in particolare, la proporzione regolare nelle distanze tra i pianeti, evidenziando il vuoto significativo tra Marte e Giove, e supponendo che questo spazio fosse occupato da una “non ancora scoperta luna di Marte”, o forse anche da altre lune di Giove…
Johann Elert Bode (1747-1826), direttore dell’Osservatorio di Berlino, contemporaneo di Titius e parimenti interessato al distanziamento tra i pianeti, s’impossessò della relazione numerica scoperta da Titius e la divulgò con passione, non dubitando che esistesse un pianeta non scoperto tra Marte e Giove, così come oltre Saturno.
La progressione di Titius divenne nota come Legge di Bode. Il suo schema è il seguente.

Si parte da una progressione geometrica:

0… 3… 6…

che prosegue raddoppiando ciascun numero precedente (e dunque continua con

12…24…48…96…).

Se si aggiunge 4 ad ogni cifra si ottiene:

4…7…10…16…28…

Se ora ogni cifra si divide per 10 si ottiene:

0,4…0,7…1,0…1,6…2,8…

Vida in Geneva

 

swiss

“Odiare” è un verbo forte, lo so, ma è proprio quello che devo usare per descrivere l’anno trascorso a Ginevra, in Svizzera, dove mi ero trasferita per seguire il Master in Relazioni Internazionali. Io, una brasiliana sola col mio cane Enzzo, mi sono ritrovata in una città in cui non conoscevo nessuno e non avevo un lavoro e, di conseguenza, ero in difficoltà economica.
In particolare, ci sono nove aspetti che mi hanno fatto odiare la mia esperienza a Ginevra: il primo riguarda il visto che ho dovuto richiedere. Si tratta di un documento indispensabile per usufruire di tutta una serie di servizi e che gli svizzeri mi avrebbero concesso solo dopo tre mesi!
In secondo luogo, gli appartamenti costano una fortuna e io sono anche stata truffata da un’agenzia immobiliare! Sì, questo succede anche in una città civile e di respiro internazionale come Ginevra!
In realtà, a parte la cioccolata e il formaggio, tutto è incredibilmente caro in Svizzera, dalla pizza al caffè, ai vestiti, insomma, qualunque cosa!

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Non parliamo, poi, dei parcheggi: sono tanto costosi quanto introvabili. Se decidi di utilizzare un’auto a Ginevra, metti in conto qualche crisi di nervi, come quelle che sono capitate a me.
Tra le cose più odiose c’è l’apertura di un conto corrente. Poiché non avevo 40.000 franchi con me, nel qual caso non avrei avuto problemi, ho dovuto aspettare tre mesi per aprirne uno perché ero in attesa del visto, senza il quale le banche non ti prendono neanche in considerazione.
La domenica dovrebbe essere un giorno rilassante ma io non vedevo l’ora che arrivasse il lunedì perché in questa città quasi tutte le attività sono chiuse di domenica. Davvero deprimente.
Potresti obiettare che almeno in fatto di sicurezza, una città come Ginevra offra le massime garanzie e, invece, devo sfatare anche questa credenza perché la città non è poi così sicura come si può immaginare.
Un’altra cosa che mi ha infastidito molto sono stati i lavori stradali perennemente in atto che sembrano non finire mai; quando, dopo un’eternità, gli svizzeri riescono finalmente a completare una strada, ecco che ricominciano immediatamente i lavori in un’altra…
Infine devo confermare la proverbiale calma degli svizzeri. Il problema è che per una persona impaziente come me aspettare sempre per ottenere qualunque cosa mi irrita da morire. Tutta quest’attesa si ripercuote anche sull’efficienza che non è affatto elevata come pure si potrebbe credere.